Guest Post – Antonella Sacco

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SEI, di Antonella Sacco

 

Ho appena conosciuto il mio capo, Michele ci ha presentati quando è arrivato. Abbiamo scambiato due parole poi si è infilato nella sua stanza. Come risultava dalle mie informazioni, Riviera junior è un uomo davvero attraente, forse più del suo collega Claudio, e, con i suoi tratti mediterranei, molto diverso da lui che, invece, ha un aspetto da nordico. Giorgio è perfetto per indurre in tentazione chiunque. A parte me, che sono qui per un motivo ben preciso e non ho nessun interesse per certe faccende, anzi.

Riprendo a occuparmi del file su cui sto lavorando quando il telefono sulla scrivania di Michele squilla. Lui risponde: «Va bene, glielo dico.»

Si rivolge a me: «Giorgio ti vuole.»

Salvo, chiudo il file e mi dirigo verso l’ufficio del capo. Passando davanti alla scrivania di Melissa mi sembra di cogliere uno strano lampo nei suoi occhi e questo accende un allarme nella mia testa.

Busso ed entro. Lui mi fa cenno di chiudere la porta e l’allarme resta ben acceso.

«Ho letto il tuo curriculum, sei davvero in gamba a quanto pare. Spero che ti troverai bene con noi» esordisce squadrandomi con i suoi occhi scuri. Noto che è già passato al “tu”, che del resto ha usato nel salutare i miei colleghi; anche nella mia azienda ci diamo tutti del “tu”, non è un dato significativo. La frase, però, suona come una scusa per avermi convocata.

«Lo spero anch’io.»

Mi auguro che il mio vero pensiero non smentisca le mie parole.

«Se dovessi avere delle difficoltà, di qualunque tipo, vieni pure a parlarne con me; sono sempre disponibile per questo. In ufficio l’atmosfera deve essere serena.»

«Senz’altro, grazie.»

Chissà perché credo poco alle sue parole. Non vedo l’ora di andarmene: è chiaro che non mi ha chiamata qui solo per dirmi questo e non sono interessata a sentire altro. Approfitto del suo silenzio per lanciare un: «Se non c’è altro tornerei al lavoro.»

Sfoggia un sorriso da dongiovanni. «Che fretta. Una lavoratrice davvero efficiente» ironizza. «Parlami un po’ di te, prima. Ritengo che sia importante conoscere i miei collaboratori, soprattutto quando si tratta di una ragazza affascinante.»

Allora è questo, quello che intendeva Licia? Perché è indubbio che adesso il capo ci stia provando con me. Accidenti. Non immaginavo che si interessasse anche alle dipendenti: devo eludere le sue attenzioni senza indisporlo, non posso compromettere il mio impiego e la mia indagine. Tento la carta già giocata con Olga Verri, sperando che funzioni anche con lui: «Come forse avrai letto, abitavo a Roma, fino a poco tempo fa. Poi una questione personale mi ha indotta a cambiare città.»

Scelta infelice: invece di frenare le sue garbate avance, sembra che gli abbia offerto, mio malgrado, un’occasione per un approccio. Indossa infatti un’espressione che vorrebbe essere di empatia: «Mi dispiace, spero che tu possa superare presto questo problema, di qualunque cosa si tratti. Puoi contare sul mio aiuto.»

Lo ringrazio di nuovo mentre mi fissa sempre più insistentemente; fatico a mascherare il fastidio che il suo sguardo da seduttore mi provoca, non sopporto i tipi come lui.

«A volte una nuova amicizia può fare miracoli» insinua ancora. Non raccolgo e lui insiste: «Visto che non conosci questa città mi offro come cicerone per mostrarti le sue bellezze e i migliori locali.»

Continuo a tacere, vorrei digliene quattro invece fingo che il mio silenzio sia dettato da timidezza.

Per fortuna lo squillo del telefono ci interrompe. Lui risponde, contrariato: «Vengo subito» e si alza.

Adesso che siamo entrambi in piedi e vicini noto che è alto quanto Adriano, che è quasi un metro e ottantacinque. La piccola della famiglia, infatti, sono io.

«Ne riparliamo con calma nei prossimi giorni, intanto studierò un itinerario» dice prima di aprire la porta e lasciami passare. Mi limito a salutarlo e scivolo alla mia scrivania.

Sento gli occhi dei colleghi su di me, chissà cosa pensano a proposito di quello che può avermi detto il capo. Forse lo immaginano, lo conosceranno, ormai. Comunque la faccenda non mi piace, è un imprevisto di cui non avevo tenuto conto. Da noi non è così, la vita privata di collaboratori e colleghi è veramente privata e, se qualcuno stringe con un altro un rapporto che non sia di semplice amicizia, lo fa fuori dall’ambito del lavoro.

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 La scommessa” – romanzo rosa non convenzionale. Asia, la protagonista, è una giovane donna intelligente e battagliera che decide di indagare su un furto di idee perpetrato ai danni della sua azienda. Peccato che il ladro potrebbe essere proprio l’uomo di cui rischia di innamorarsi.

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