blogtour #9

Nona tappa, sul blog vita da blogger

 

*Armatura*

 

In quel freddo sabato sera, come sempre, molti ragazzi vivevano appieno il rituale del corteggiamento. Ci si conosceva, ci si offriva da bere, ci si scambiava il numero di cellulare. Quando l’attrazione era troppa per rimandare alla settimana successiva, capitava che le coppiette più giovani andassero ad appartarsi in angoli isolati, il che non sempre era una buona idea. Silvia e Marco, ad esempio, avevano scelto di fare una passeggiata notturna al cimitero. Si erano conosciuti a una festa privata, una caotica riunione di ragazzini per la quale un anonimo festeggiato aveva noleggiato la grossa sala dell’oratorio del paese. Marco aveva letto da qualche parte che le ragazze erano più disponibili quando avevano paura, così aveva proposto quella macabra passeggiata tra le tombe. Silvia lo teneva per mano, mentre l’oscurità li circondava.

“Eccoci qui…” esordì lui, un po’ rosso in viso, tendendo le braccia verso la sua bella. Silvia accettò il suo invito; si lasciò baciare. I loro nasi gelati si sfioravano, le loro mani altrettanto fredde si muovevano avide sotto i giacconi pesanti.

Uno stridio metallico fece sobbalzare all’improvviso la neo-coppia.
“Hai paura?” chiese Marco, ostentando un coraggio che in realtà non aveva.

“No.” gli mentì lei, cercando nuovamente le sue labbra. Questa volta le loro lingue iniziarono a muoversi distrattamente, le loro mani rimasero immobili. Le loro orecchie, invece, erano tese a indagare i rumori della notte: gli uccelli notturni, la musica molto alta proveniente dalla festa appena abbandonata, qualche auto che sfrecciava sulla strada provinciale.

Poi, ancora, lo stridio si fece sentire, questa volta seguito da passi pesanti che si avvicinavano nell’oscurità. Silvia si staccò dal ragazzo e: “Che cos’è?” chiese allarmata.

Marco restò in silenzio e si girò, dandole le spalle, per vedere se qualcuno li stesse spiando: era plausibile che i suoi amici gli stessero facendo uno scherzo. Qualcuno era invidioso della sua conquista o, più semplicemente, aveva voglia di divertirsi.

Il buio lo avvolgeva; il ragazzo non riusciva a scrutare oltre il proprio naso. Restò voltato ancora qualche secondo, chiedendosi se la sua vista sarebbe mai stata in grado di abituarsi a quella strana assenza di luce. Eppure c’era un lampione acceso, poco più in là, Marco ne era convinto ma, in quel momento, aveva l’impressione che i suoi occhi fossero pieni di nebbia nera.

Percepì una scarica di adrenalina lungo la schiena, poi le mani di Silvia che accarezzavano il suo collo. D’improvviso, il ginocchio di lei s’insinuò nell’incavo di quello di lui, facendolo cadere a terra. Marco emise un gemito, subito strozzato dalle mani di Silvia, che iniziarono a stringergli il collo togliendogli il respiro. Provò a difendersi, ma quella ragazzina aveva una forza eccezionale, e il suo corpo si faceva sempre più debole, le sue arterie sembravano esplodere, incapaci di reggere il ritmo di un cuore impazzito. Prima che il ragazzo fosse asfissiato da quella presa, Silvia lo lasciò cadere in avanti emettendo una risata isterica. Senza permettergli di reagire, gli si sedette sulla schiena e lo prese nuovamente alla gola, stringendo così forte da fargli scricchiolare le vertebre.

A pochi passi da quella scena, un’armatura di metallo scuro teneva ferma una ragazza: Silvia era costretta a guardare la proiezione di se stessa che tentava di uccidere Marco. Non poteva muoversi, non poteva parlare. Pregava di svegliarsi subito da quell’assurdo incubo.

E, per sua fortuna, in quel cimitero che andava affollandosi, qualcuno poteva aiutarla.

Francesca prese un respiro profondo, poi si poggiò le mani sul petto e richiamò a sé il suo lupo. Tirò fuori dal suo immancabile borsone un carboncino e un coltello dalla lama ricurva.

Con la rapidità disumana degli istintivi rituali dei Viator, le sue mani disegnarono un simbolo tra il ghiaietto cimiteriale per poi piantarvi nel centro esatto la punta del coltello. Immediatamente, l’armatura apparve evanescente e poco solida.

Non appena Silvia si accorse che lo spettro aveva mollato la presa corse a perdifiato verso la festa da cui si era allontanata, mentre Marco restò, esausto, sdraiato a terra, troppo scombussolato per prendere qualsiasi iniziativa: a stento comprese che la sua aguzzina aveva smesso di fargli del male.

L’evanescenza dello spettro non durò che per pochi secondi, ma quel tempo ristretto bastò alla Viator per prendere la sua mistura di erbe e lanciarla in aria, dove le diede fuoco con un fiammifero. Una lieve esplosione di nebbiolina verdastra avvolse tutto il suo corpo, che riemerse coperto da uno strato sottile di metallo. Adesso Francesca era protetta dalla punta dei piedi alla punta dei capelli: persino le sue palpebre erano metalliche. Contemporaneamente, in quel tempo quasi impercettibile, le sue unghie divennero forti lame affilate. A quel punto attaccò con ferocia e, in un rapido susseguirsi di granfiate, fece a pezzi l’armatura nemica.

 

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