blogtour #7

Settima tappa, sul blog Penna D’oro

 

*Lo spettro bambino*

 

lilyNell’appartamento visitato dallo spettro, vivevano una signora anziana e il suo ancor più anziano marito.

“Franco, cos’è stato?” chiese la donna, dopo aver sentito il rumore di qualcosa che andava in pezzi. Erano tranquilli nel loro salotto, ognuno affondato nella propria poltrona.

“Eh?” fece candidamente l’uomo, svegliatosi all’improvviso da un riposino non voluto, conciliato dalla televisione in sottofondo.

“Dormivi? Ancora? Dormi sempre!” si lamentò la moglie alzandosi a fatica, per poi procedere piegata in due fino al tavolino dove aveva appoggiato la stampella. Aveva un’artrosi spaventosa, ma era di carattere forte: così, ogni volta che si alzava in piedi riviveva le principali tappe dell’evoluzione umana. Anche quella volta, attraversò il salotto come un uomo di Neanderthal e giunse alla fine del corridoio perfettamente Sapiens.

Nel suo ingressino lucidato a specchio, si accorse del dramma: il suo bellissimo damerino di maiolica era caduto a terra e si era rotto in mille pezzi. “Francoooo!” gridò, prima ancora di chiedersi se fosse plausibile che il suo dormiente marito avesse causato quel danno.

“Eeeeh?” gridò lui in risposta; nel frattempo si era nuovamente assopito e non aveva intenzione di alzarsi senza un più che valido motivo.

La donna sentì dei passi leggeri nel corridoio, come se qualcuno ci stesse camminando avanti e indietro. Poi, davanti ai suoi occhi, altri due soprammobili ben piazzati sul mobile accanto all’entrata, aleggiarono in aria per qualche secondo prima di rovinare a terra.

“Franco, ci sono gli spiriti!” gridò la donna impaurita, accennando una rapida camminata verso il salotto dove sonnecchiava il marito.

“Eh, gli spiriti…” rispose lui, senza elaborare né la domanda ricevuta né la risposta data.

Nel frattempo, i passi del piccolo Larius superarono quelli dell’anziana: lo spettro arrivò per primo in salotto, impegnandosi a seminare distruzione in ogni angolo. Quando il televisore esplose, la faccia di Franco sbiancò e sua moglie gridò più forte che poteva.

A quel grido, Francesca e Lucilla suonarono tutti i campanelli senza giustificarsi. Un anonimo inquilino, che probabilmente aspettava qualcuno, aprì il portone. Le due Viator corsero fino al secondo piano, trovandosi davanti l’anziana coppia che fissava la propria casa dal pianerottolo.

“Gli spiriti, ci sono gli spiriti!” disse loro la donna, senza pensarci troppo.

Le due Viator entrarono in casa. Il bambino dal volto cianotico indossava abitini eleganti del primo novecento e se la rideva sdraiato sul divano.

“Forza, Lucilla!” esortò Francesca.

Lucilla si portò le mani al petto e ascoltò il battito dell’orca. Armeggiò rapidamente nel borsone di Francesca, mischiò delle erbe e dell’acqua in una piccola caraffa di vetro e lanciò il liquido in direzione dello spettro.

Il bimbo non smise di sorridere nemmeno nel momento in cui venne colpito: Lucilla restò a guardare la sua immagine che si dissolveva in un insieme di moti browniani, poi, si sentì improvvisamente stanca. Nonostante il leggero affanno, era molto soddisfatta: aveva appena dissolto il suo primo Larius.

 

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