Comunicazione non verbale

Lucilla

Lucilla accarezzava il muso del suo cervo, ritrovato tra le spoglie pianure che precedevano il confine con le terre ghiacciate.

Il plenilunio s’intravedeva oltre il crepuscolo, come se la notte fosse prossima a venire in quel luogo statico.

Era un bene che la sua Bestia si trovasse già così vicina.

Lucilla avrebbe appreso dal cervo la natura dello Spirito Antico che dominava i ghiacci, poi sarebbe corsa direttamente dalla sua Fantasy, senza dover attendere la notte successiva. Il piano era questo, ma ancora la Viator non aveva idea di come comunicare con il suo cervo.

“Più ti leghi a loro, più ti porti addosso qualcosa di loro.” le aveva detto Fantasy, tantissimo tempo prima.

Lucilla guardò gli occhi scuri dell’animale e pensò che la forza del loro legame non fosse nemmeno in discussione, con tutto quel che avevano affrontato assieme.

Cercò di ricordare cos’altro sapesse su quella faccenda.

“Quando imparerai a concentrarti per bene su quello che fai, a prescindere dalle sensazioni puramente fisiche, imparerai anche tu.” le aveva detto Fantasy, molto più di recente.

Preso un respiro, Lucilla diede il via all’ibridazione.

Iniziò a correre tra le pianure, svuotando la mente fino a divenire tutt’uno con la sua Bestia.

Il suo ultimo pensiero umano fu quello di voler assolutamente ricordare ogni esperienza dell’animale.

Quando ne ebbe abbastanza da sentirsi stanca, tornò in forma ibrida e si sedette a terra. Si prese la testa tra le mani per accarezzarsi con le dita le fini corna ramificate.

Doveva ricordare, come quando da un minuscolo frammento si tenta di ricostruire un sogno.

Ripensò all’aria fresca di quelle latitudini sul muso, si concentrò.

Sentì lo sforzo tra i glomi e gli zoccoli, lo sentì nitido anche laddove le zampe anteriori avevano lasciato il posto alle braccia.

Si concentrò ancora.

Sentì il suo cuore di cervo, sentì l’istinto, poi venne la conoscenza.

Quella Bestia, legata da sempre al mondo oltre i confini, sapeva bene quale fosse la natura della Temperanza: essa godeva dell’evoluzione dei Viator Lucis proprio come l’Alchimista godeva di quella dei Viator. Ragionava in modo del tutto diverso rispetto a chi si confrontava ogni giorno con fame, fatica, vita e morte. Le sue terre risplendevano sotto l’eterno plenilunio, i raggi dell’aurora boreale attraevano chi si perdeva, come la luce di una lanterna attraeva una falena. Era un inganno. La pace che gli spiriti raggiungevano tra i ghiacci non era che una condizione temporanea, un’incubatrice che cullava gli sforzi di chi voleva mutare. Pochissimi lo comprendevano. I più restavano incoscienti fino a che qualcuno non fosse giunto a reclamarne l’esistenza, presto o tardi. Non era dato sapere cosa accadesse a chi si attardava troppo.

Lucilla sperò che per Fantasy ci fosse ancora tempo a sufficienza.

Si concentrò ancora su quell’esistenza parallela di creatura immateriale. Respirò a fondo, ricordò come fremevano le narici umide della Bestia sotto sforzo, ritrovò il filo dei suoi pensieri.

Se voleva riavere Fantasy, doveva trovare la parte vitale del proprio passaggio, poi offrirla allo Spirito Antico come pegno. Il passo successivo sarebbe stato chiamare la sua amata, e solo se lei avesse acconsentito a seguirla, il pegno le sarebbe stato reso.

Il corpo di Lucilla tremò con violenza. Poco a poco, riprese coscienza della sua forma ibrida. Capì che la Bestia non sapeva altro.

La Viator trasse un respiro profondissimo, fino a sentirsi bruciare ogni alveolo, poi si buttò a terra sconvolta. Aveva finalmente capito cosa fosse la comunicazione non verbale. Aveva compreso perché fosse così importante. Si sentiva esausta, ma era totalmente appagata.

Tuttavia, non aveva tempo da perdere.

Si rimise in piedi, ancora tremante, e prese a correre con il solo intento di arrivare al suo passaggio tra i ghiacci. Presto si mutò di nuovo in cervo e galoppò a perdifiato fino a superare il confine tra Rocce Antiche e nevi perenni.

Raggiunta in affanno la grotta luminosa, vi entrò senza rallentare. Alla vista dei cristalli che mutavano forma riprese sembianze ibride, poi iniziò a guardarsi attorno: doveva trovare la parte vitale del suo passaggio. Di cosa poteva trattarsi? Forse, proprio quei cristalli che sembravano avere vita? Ma come avrebbe fatto a portarli tutti quanti in pegno alla Temperanza?

Decise di sedersi a terra per raccogliere le idee.

Allargate le braccia, pronunciò piano il nome del fluido freddo. Poi si ritrovò immersa tra i flutti e intonò un canto per rafforzare il suo legame, un canto che durò molto a lungo, pur senza cambiare tono.

Presto iniziò a sentirsi stanca. Stanca di galleggiare a fatica in quel mare scuro, fiaccata dal tentativo di far procedere la scia luminosa verso l’orizzonte.

Si congedò dal fluido freddo, abbandonando il contatto.

Riaprì gli occhi e quasi fu abbagliata dalla luce circostante. Decise di essere ottimista: se la Forza Ancestrale non aveva ascoltato la sua preghiera, si disse, probabilmente era così vicina alla soluzione da non aver bisogno del suo aiuto.

Formulando quel pensiero, le sembrò di sentire una freddissima carezza sulla guancia. Un incoraggiamento. Evidentemente, Mayumi aveva ragione riguardo alla natura delle Forze Ancestrali.

Si ripromise di ringraziare sua sorella, a cose fatte. Poi si rialzò in piedi e iniziò a frugare con cura tra i cristalli che sublimavano continuamente. Doveva esserci qualcosa, là in mezzo. E un sorriso le irradiò il volto quando lo vide: un fiore. Un fiore di ghiaccio dai riflessi arcobaleno. Non poteva che essere quello il punto vitale.

Lucilla lo colse con gioia, portandoselo vicino al viso.

Il suo intenso luccichio fu l’ultima cosa che percepì, prima di ritrovarsi nel buio più totale.

Il freddo si fece pungente, e Lucilla si sentì smarrita.

Aveva forse distrutto il suo passaggio, estraendone il punto vitale?

In effetti doveva essere così: si trattava pur sempre di un pegno, e un pegno non poteva essere qualcosa senza importanza.

Senza sapere se i suoi fossero brividi di freddo o di paura, la Viator si avviò a passi lenti fuori dalla grotta, affidando la sua rotta al solo istinto del cervide. Realizzò piuttosto rapidamente che se Fantasy avesse rifiutato di seguirla, non ci sarebbe più stato alcun passaggio per lei, e quindi non avrebbe più avuto modo di viaggiare.

Non poteva fare altro che procedere verso i timidi raggi di luna che l’attendevano fuori da quel posto. Ancora pochi passi e avrebbe di certo incontrato la Temperanza.

 

Il canto delle Forze Ancestrali (Trilogia “oltre i confini” – vol 3)

 

 

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