Il coltello

Handmade drawing of a head with scary thoughts coming out, black lines on white background.Pioveva, ma non troppo forte; tirava un vento leggero, e io stavo per spiare quel ragazzo per la prima volta.
Spiare, brutta parola. Dev’essere per colpa di quel suono iniziale. Sp. Sputacchio.
Brutto.
Brutto come una mattinata di fine autunno per un freddoloso che non ama svegliarsi presto.
Brutto come dover seguire una lezione del primo anno per uno che è quasi dottore. Mi sentivo come… riportato indietro. Ricacciato in un’aula vecchia che contavo di rivedere per discutere la tesi e non prima.
Tremante, assonnato e malumoreggiante, trassi un respiro ed entrai.
Le panche di legno debordavano studenti; cercai con lo sguardo una testa ricciuta tra gli spalti.
Bruno è alto e capellone ma, più in generale, è uno che si nota.
Non dubitavo delle parole del mio mandante, ma c’era davvero troppa gente. Presi posto nella fila di banchi più in alto, sperai di riuscire a scovare il ragazzo che cercavo approfittando di quel minimo di calma che l’inizio della lezione avrebbe portato, quando, finalmente, lo vidi.
Sì, si notava, decisamente.
Mi rialzai, scesi qualche scalino e lo raggiunsi. Scoprii che non solo era alto e ben piantato, aveva anche un volto particolare. Zigomi sporgenti e naso affilato, espressione assorta e occhi colore del ghiaccio; il tutto incorniciato da capelli lunghissimi e piuttosto scompigliati. Ribelli.
Era completamente preso dall’attività di sottolineatura di un plico di fotocopie; evidenziava tutto, anche le didascalie delle tabelle.
“Sai,” mi avvicinai, “dicono che sottolineare tutto sia esattamente come non sottolineare affatto.” scherzai.
Bruno non apprezzò; arricciò il naso, sbuffò, si girò a guardarmi con una gran fatica, quasi avessi distolto un pittore dall’atto di completare la propria opera d’arte. Per un attimo immaginai un pennello intriso di china tra le sue dita, al posto di quell’evidenziatore giallo così, improvvisamente, banale.
“Hai bisogno di qualcosa?” mi distolse lui. Il suo timbro era tagliente, proprio come i lineamenti del suo viso. Come lui. Suppongo che questa similitudine possa non giungere immediata, ma quando ripenso a Bruno è questo che mi viene in mente: la lama di un coltello che divide il prima e il dopo, il bello e il brutto, il giusto e lo sbagliato. Freddo e preciso. “O volevi solo farmi notare che sto usando il mio materiale didattico in modo indegno?” aggiunse, vedendo che la mia risposta tardava ad arrivare.
“Posso sedermi?” azzardai. Sorrisi, sperando capisse che il mio era solo un modo per rompere il ghiaccio.
Bruno sorrise a sua volta e mi fece spazio, poi più nulla. Rimanemmo lì, seduti sulla panca di legno, dritti e distanziati come due candele in un candelabro, per l’intera durata della lezione.
“Ti va un caffè?” proposi, quando finalmente fu il momento della pausa.
“Non bevo caffè, grazie.” rispose gentilmente.
“O anche qualcos’altro…” provai a insistere, in fondo ero lì apposta per lui, “In genere, cosa fai durante la pausa?”
Bruno mi sorrise: “Sottolineo i libri fino a consumarli.” infierì.
A quel punto mi sfuggì una risatina nervosa “Prima, in realtà, mi ero avvicinato per farti una domanda riguardo questo corso, poi sono stato distratto dal modo in cui eri così… così preso dal tuo evidenziatore, diciamo.”
“Cosa volevi chiedermi?”
A quel punto, finalmente, riuscii a iniziare una conversazione con lui. Parlammo prima della lezione, in merito alla quale inventai qualche dubbio banale, poi dell’università in generale, infine anche un po’ della sua situazione familiare, che scoprii non essere delle più rosee.
“I miei genitori sono entrambi morti in un incidente stradale, per questo lavoro già da un anno nel negozio che mi hanno lasciato, anche se non proprio a tempo pieno. Mia sorella è nella mia stessa situazione, dato che altri parenti vicini non ne abbiamo, così ci diamo una mano a vicenda… Temevo che non sarei riuscito nemmeno a diplomarmi, invece, eccomi qua.”
Improvvisamente, realizzai che qualcosa non quadrava.
Quando la lezione riprese feci finta di seguire fino alla fine, per quanto fossi ormai irrimediabilmente distratto. Avevo programmato di accompagnare Bruno alla fermata del tram, o persino a casa o al suo negozio, invece, lo salutai frettolosamente e per quel giorno tornai ai miei affari.
 
 
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