Meditazione (tratto da “Oltre i confini – Il tocco degli Spiriti Antichi”)

Il pomeriggio successivo, come era ormai consuetudine, Clelia radunò le sue figlie in giardino per una lezione di Yoga: era la sua passione. Insieme, avevano sempre fatto molti esercizi di respirazione ed eseguito molte asana e, negli ultimi giorni, Clelia aveva iniziato a introdurre le sue figliole anche alla pratica della meditazione.

Armate di materassini e comodamente abbigliate in tuta da ginnastica, le due ragazzine si sdraiarono l’una al fianco dell’altra, nella piccola veranda che confinava direttamente con il prato verde, lasciando libera la vista sugli alberi da frutto che circondavano il giardino. Clelia s’inginocchiò davanti a loro e fece rintoccare le sue campane tibetane, al suono delle quali le due sorelle iniziarono a svuotare la mente come avevano appreso.

Completata la preparazione, Clelia iniziò a dir loro cosa visualizzare.

Dopo aver sceso vari scalini e aperto varie porte, Lucilla si trovò su una spiaggia stranamente silenziosa. Aveva davanti a sé una distesa di sassolini bianchi e arrotondati, così fini e levigati da non dare alcun fastidio ai suoi piedi scalzi. Davanti a lei, a picco sull’acqua cristallina, c’era una scogliera dalle forme irregolari color ardesia, nella quale brulicavano una gran quantità di granchietti e paguri. Gli scogli continuavano tra le acque, ritagliandosi grosse pozze dove l’acqua era calma e crescevano prepotenti le alghe verdi. Il mormorio del mare tra i ciottolini bianchi si sentiva chiaramente in mezzo al timido frusciare del vento: l’aria era leggera, e sembrava che nulla potesse distogliere la ragazza dal suo stato di meditazione. Non fin quando, a un certo punto, Lucilla si accorse di vedere due figure di donna in lontananza. Temette di perdere la concentrazione, anzi, era sicura di averla già persa. Eppure, la sensazione della brezza sul viso e il rumore delle onde non scomparvero; a scomparire, fu soltanto la voce di Clelia.

Lucilla provò a guardare più da vicino le due ombre: stavano danzando sulla riva del mare ed erano aggraziate come due ninfe dell’acqua. Le sembrò che ci fosse qualcosa di strano, nell’accorgersi che quelle due splendide fate indossassero semplici tute scure, proprio come quelle che sua madre e sua sorella avevano addosso quel pomeriggio. Lucilla camminò decisa verso di loro e le guardò bene in volto: l’espressione severa e altezzosa di Clelia era inconfondibile. Per riconoscere Irene, ci voleva un po’ più di fantasia: il suo corpicino tozzo da bambina appariva ora più formato, più armonioso; ma anche in questo caso, Lucilla era certa che si trattasse di lei.

Clelia era sempre un passo avanti a Irene in quella splendida danza, ma sembravano ignorare l’una la presenza dell’altra, come se non sapessero di trovarsi così vicine.

Lucilla si fermò a lungo a osservarle e, non appena si rese conto di quella divagazione, pensò di essersi addormentata e di trovarsi in una specie di sogno lucido. Temette di fare una figuraccia con la madre e cercò in ogni modo di muoversi, ma non le fu possibile: faceva una fatica tremenda a percepire il suo corpo fisico, non riusciva a muovere nemmeno un muscolo. Fu durante lo sforzo che se ne accorse: in quello strano sogno, lei non era in sé, ma vedeva dall’esterno una proiezione di se stessa.

Si guardò rapita e, per la prima volta, si vide incredibilmente simile alla madre: stesso fisico snello, stesse spalle ampie, stesse gambe fini e affusolate. Persino i suoi capelli biondi erano molto più lunghi e ordinati di quanto non fossero in realtà: i morbidi boccoli le arrivavano fino a metà schiena, proprio come quelli di Clelia. Il fatto che madre e figlia fossero abbigliate allo stesso modo non faceva altro che accentuare l’illusione, al punto che soltanto gli occhi, quasi neri quelli di Lucilla, color nocciola quelli di sua madre, sembravano distinguerle.

Ci volle un po’, prima che Lucilla si accorgesse che c’era qualcosa di più: mentre Irene e Clelia erano due ombre, la sua pelle era come se fosse accesa, come se infondesse nell’ambiente una flebile luce calda.

Si soffermò a lungo a osservarsi, sempre più meravigliata: non era come guardarsi allo specchio, ma era come vedersi dal punto di vista di qualcun altro.

Ma poi arrivò lei, una ragazza dal corpo diafano, la cui pelle di porcellana brillava più di ogni altra cosa: era Fantasy.

La figura di Fantasy si avvicinò lentamente a quella di Lucilla. Solo quando le due ragazze protesero le mani e si toccarono, Lucilla tornò dentro di sé e riuscì a vedere Fantasy da vicino. La profondità dei suoi occhi era stupefacente: due pozzi che sparivano nella terra scura, perfettamente incorniciati da quel volto scarno e affilato. Lucilla non avrebbe saputo immaginare niente di più bello.

Ora riusciva a muoversi all’interno di quel favoloso scenario, riusciva a sentire le sottili dita di Fantasy intrecciarsi alle sue. Per un attimo pensò che quel che le si stava smuovendo in mezzo al petto fosse troppo forte per lei, non sapeva nemmeno spiegarsi cosa stesse provando. Abbassò lo sguardo imbarazzata, stringendo sempre più forte le mani che stavano tra le sue. Sperava soltanto che Fantasy non sparisse all’improvviso.

Fantasy osservò lo sguardo abbassato di Lucilla per qualche secondo, poi fece un passo in avanti e socchiuse gli occhi, baciandole teneramente la fronte.

Lucilla sentì qualcosa di molto simile a una vertigine: finalmente sorrise, buttando nuovamente i suoi occhi in quelli di Fantasy.

Quando le due ragazze furono viso a viso, sparirono il mare e la spiaggia, sparirono il cielo e le ombre di Irene e di Clelia. Non esisteva più nient’altro.

Le due ragazze sovrapposero le loro labbra, scambiandosi un timido bacio. Lucilla desiderò che il tempo si fermasse in quel momento, mentre assaporava la pelle morbida di quella ragazza incantevole. Con un sussulto dischiuse la bocca, offrendo la sua lingua a quella di lei. Fu allora che non vide più nulla: tutto era diventato abbagliante luce bianca, mentre sentiva che lentamente tutta l’energia del suo corpo si stava accumulando nelle zone più sensibili: provava piacere e ne era sorpresa. Poi, inaspettatamente, tutto questo esplose, le esplose dentro: pensò di aver avuto accesso a quello che sua madre chiamava nirvana, per poi ritrovarsi appagata e inesistente a lungo.

Si risvegliò ben dopo la fine della meditazione guidata, capace soltanto di chiedersi cosa mai le fosse accaduto.

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Il tocco degli Spiriti Antichi (Trilogia “oltre i confini” – vol 1)

Il battito della Bestia (Trilogia “oltre i confini” – vol 2)

Il canto delle Forze Ancestrali (Trilogia “oltre i confini” – vol 3)

Introduzione e approfondimento al mondo oltre i confini

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