Casamatta!!

Lei fissava con distacco la triste struttura dai muri bianchi.

Bianco nel bianco, luce nella luce, attendeva.

Incontrò, a due a due, coppie di occhi vacui, nulla nel nulla, bianco nel bianco.

Uno dopo l’altro, anticipi di cadaveri compressi da lenzuola tese. Stoffe caparbie, ancorate ai materassi con volontà di ferro. Pelli tirate e incollate a letti in fila, uno dopo l’altro, uguali. Bianco nel bianco, luce nella luce. Una folgore mortifera.

E lei attendeva, osservava.

Beautiful woman face. watercolor illustration“Ancora non mi spiego come sia stato possibile.” sbuffò Sophia amareggiata. Cercò lo sguardo del medico, aveva una voglia disperata di fidarsi di lui. Non doveva farlo, però. Qualcosa le suggeriva che, anche lui, non le avrebbe mai creduto.

Incontrò i suoi occhi, vide che le sorrideva.

Un piacevole senso di conforto le invase le membra.

Tepore rassicurante, cuore calmo, respiro regolare.

Non era il sorriso, però. Erano i farmaci.

“Non vuoi raccontarmi con un po’ di calma cos’è successo?” provò il Dottor Luini “So che hai chiesto esplicitamente di me…” aggiunse, alzandosi dalla poltrona e portandosi alle spalle di quella donna minuta.

Sophia abbassò lo sguardo sul pavimento.

Aveva chiesto di lui perché lo conosceva fin da quando era bambina. Le era passato per la testa di potersi fidare. Le era passato, appunto.

“Cosa mi avete dato?” provò a domandargli, senza voltarsi a guardarlo. “Mi sento rilassata, ma ho voglia di piangere, è un po’ strano…” si confidò con parsimonia.

“Non stai prendendo nulla di cui tu debba preoccuparti: stai facendo una cura che ti fa sentire meglio, ma ci vuole tempo, e tu devi avere pazienza. Per ora, diciamo che… il tuo corpo non sente i disturbi dovuti all’ansia, ma si tratta di una calma apparente. Andrà meglio anche tutto il resto, vedrai. Tuo padre non ti lascerebbe marcire in un simile postaccio…”

“Intanto, mi ci avete rinchiusa…” interruppe Sophia. Avrebbe voluto gridarlo, ma una reazione chimica che mai avrebbe compreso glielo fece sussurrare a malapena.

Il Dottor Luini trasse un respiro, in attesa che lei portasse avanti quello sfogo.

Le poggiò le mani sopra le spalle, come faceva sempre quando era bambina e voleva consolarla per qualche capriccio inesaudito. Fosse stata figlia sua, l’avrebbe viziata all’inverosimile. Pensò che probabilmente era un bene, che lui di figli non ne avesse.

“Ti trattano male, qui?” si arrese, vedendo che lei perseverava nel suo stato di silenzio.

“No, ma sento le grida degli altri. Intuisco quello che accade a chi non ha amicizie di dubbia morale all’interno della struttura.”

L’espressione dubbia morale fece sorridere il medico. Quella donna della società bene non doveva avere idea di cosa sarebbero arrivati a fare la maggior parte dei malati trattenuti in manicomio, pur di ricevere il suo stesso trattamento.

“L’ultima volta che mi hai spiegato cosa ti è successo non avevi alcun controllo” le disse. “Non avevi controllo sul tuo respiro, e nemmeno sulla salivazione. Piangevi e sbavavi, Sophia, e dopo un po’ hai vomitato anche l’anima. Deliravi. Ora invece stai bene, e la tua ultima preoccupazione dovrebbe essere la tua condotta morale, ammesso e non concesso che qualcuno ti riterrebbe mai colpevole per aver ricevuto un trattamento di favore senza nemmeno averlo richiesto. Piuttosto, dovresti esser grata a tuo padre per averti portata qui prima che raccontassi a tutti quanti…”

“È proprio questo il problema!” incalzò Sophia, alzando appena la voce tremante. “Io VOGLIO che sappiano TUTTI. Devono sapere cosa mi ha fatto, non è giusto che lui stia lì sereno a fare la sua bella vita come se nulla fosse, mentre io sono rinchiusa in manicomio come una povera pazza!”

“La tua storia non è credibile, lo riconoscerai tu stessa, devi solo…”

“Bisogna almeno fare un’indagine! Se davvero l’uomo che dirige questo posto è un mostro senza scrupoli, il mondo intero deve saperlo! Io non sono pazza, sono soltanto sconvolta da quello che è successo, possibile che nemmeno tu voglia crederci?”

Chiuse gli occhi, sospirò.

Luini si chiese se fosse il caso di spiegarle che, la maggior parte delle posizioni di prestigio, erano effettivamente occupate da persone con una morale meno ferrea di quanto lei e altre donnine da salotto avrebbero voluto. Fece per impostare un discorso di quel genere con le dovute cautele, ma Sophia non gliene diede il tempo:

“Possibile che il mio stesso padre non mi abbia creduto?” sospirò, quasi sul punto di piangere.

Luini le carezzò i capelli, si allontanò, tornò da lei con un bicchiere in mano.

“Credo sia l’ora delle tue gocce…” proferì lieve.

Sophia puntò i suoi grandi occhi verdi in quelli del medico, che abbassò lo sguardo. Prese il bicchiere, trangugiò il contenuto prima che al suo caro vecchio amico passasse per la testa di obbligarla.

“Anche lui deve aver fatto così.” disse poi, sentendo che i muscoli delle sue gambe si stavano lentamente rilassando. “Se l’è studiata bene, quel maniaco schifoso. Con queste droghe mi ha annebbiata fino a farmi passare per pazza, così adesso che sto ritrovando i ricordi non mi crede nessuno… e magari chissà, riuscirete persino a farmi pensare che non sia successo nulla, continuando a fare il suo gioco.”

“Sophia, te lo ha detto tuo padre e te lo confermo io: non esiste, te lo giuro, alcuna droga in grado di fare ciò che tu dici. Hai detto che questa storia è iniziata dieci anni fa, mi sbaglio?”

Sophia annuì quieta. Spaventosamente quieta, e sempre più convinta che quelle diavolerie da dottori potessero ogni cosa.

“Vuoi raccontarmi di nuovo cosa ti è accaduto, in quell’occasione?”

Sophia trasse un respiro, provò a raccontare con la maggiore tranquillità possibile.

Cercando di non sembrare pazza sul serio, insomma.

“Eravamo al lago, in vacanza.” iniziò. “Lui mi ha proposto una passeggiata, e io sono stata tanto incauta da seguirlo. Sapevo soltanto che era un medico, proprio come te, e mio padre… è bastato, mi sono fidata. Il punto è che poi non ricordo altro, se non che mi sono risvegliata il giorno dopo nel mio letto. Deve avermi… Io… Io sono sicura, capisci? Altrimenti, se non mi avesse dato delle droghe, che motivo avrei per non ricordare? E non sono certo tanto ingenua da non immaginare a cosa gli sia servito togliermi la coscienza…”

“Però non ricordi di aver bevuto niente.” affermò il medico.

“Non lo ricordo.” confermò la donna.

“Nessuno ricorda di averti vista con lui.” asserì il medico.

“Nessuno lo ricorda.” ammise la donna.

“E in ultimo, il giorno dopo non hai avvertito alcun dolore o fastidio fisico…”

Ci fu qualche secondo di silenzio, poi Sophia si voltò nuovamente a guardarlo.

“Non credi che possa avermi spaventata a morte e costretta a prendere qualcosa? Traumatizzata, fatta vergognare al punto che…”

“Però non lo ricordi. E nemmeno ricordavi della sua esistenza, per dieci lunghi anni gli sei passata accanto più di una volta, senza che la sua presenza ti turbasse.”

“Questo non è vero! Non ricordavo quell’episodio, ma la sua presenza mi ha sempre turbata, e sono certa di avertelo confidato.”

“Lo hai fatto.” confermò benevolo Luini. “Lo ricordo bene. Ma, Sophia, lui è un uomo di potere, e sappiamo tutti che non ha un buon carattere, per usare un eufemismo… Sono in molti a esserne intimoriti, ma non certo per le ragioni maniacali che ti stai immaginando.”

La ragazza spalancò gli occhi, scrutò a fondo quelli del medico:

“Anche tu hai paura di lui?” sussurrò glaciale, ottenendo di fargli abbassare lo sguardo ancora una volta. “In un certo senso, tu lavori per lui, sbaglio?” insisté.

“Continua a raccontare, Sophia: voglio che anche tu ti renda conto delle assurdità di ciò che pensi, ora che sei ragionevolmente lucida.” sviò il dottore.

Sophia intrecciò le sue piccole mani e prese a fissarle.

“Mio padre me lo ha presentato quando è stato ospite a casa nostra, sei anni fa.” riattaccò, con la voce ancora pervasa da una calma del tutto innaturale. “E indovina un po’? Appena siamo rimasti soli, quel pervertito ha osato chiedermi se mi ricordassi di lui! Io gli ho risposto di no, che non lo ricordavo. Sorrideva… Io proprio non lo ricordavo, ma non sembrava pericoloso, e ho cercato di essere gentile. Sono rimasta con lui in attesa di spiegazioni, e ancora una volta non ricordo come possa essersi conclusa la serata. Non lo ricordo, capisci? Un’altra volta…”

“Un’altra volta nessuno ha visto nulla, e tu lo accusi senza sapere di cosa.”

Sophia strinse le mani fino a farsi sbiancare le dita, poi se le lasciò cadere in grembo.

“Credo che tu sappia benissimo cos’è accaduto. Credo che tu abbia paura di lui.” affermò.

“Accetto le tue accuse perché capisco che sei sconvolta ma, Sophia, io non ero lì, non ho visto nulla… Quello che invece ho visto è una ragazza fragile, delirante, in preda alle convulsioni. Questo non è accaduto dieci anni fa, né tanto meno sei… Sono passate solo due settimane dal tuo ricovero e, se devo credere che qualcosa ti abbia traumatizzata, allora l’unica spiegazione è che il trauma sia avvenuto in quella data.”

“Non è accaduto nulla, quel giorno! Sono stata male perché ho ricordato cosa mi ha fatto quel mostro, ti sembra così casamattaassurdo?”

“Lo è, Sophia. E, se ti teniamo qui, è solo per il tuo bene…”

“Allora dimmi una cosa: quando mio padre ti ha chiesto se ricordavi qualcosa di quella sera, qualsiasi cosa, e tu gli hai risposto che non ti pareva di avermi vista appartata con lui… Pensavi al mio bene?”

“Ma certo!” la rassicurò il medico, tradendo per la prima volta un’emozione eccessiva. “Cercavo di ricordare, perché se avessi potuto aiutarti in qualsiasi modo lo avrei fatto, Sophia, io ti voglio bene come se tu fossi …”

“E a che pensavi,” interruppe lei “cinque minuti fa, quando invece hai detto che quella sera non eri nemmeno lì?”

Il dottore si paralizzò. Si morse un labbro. Pensò che per esser lucida lo era, fin troppo.

“Credo che il nostro rapporto non mi renda adatto a seguire la tua terapia in prima persona” sentenziò, apparentemente dispiaciuto. “È ora che torni nella tua stanza, ti seguirà qualcun altro.” concluse, senza più riuscire a guardarla in viso.

Scelse per lei un terapista di sua fiducia, deciso a non rivederla per molto tempo. Desiderava con tutto il cuore saperla stare di nuovo bene, ma anche, con tutto se stesso, pregava che nessuno arrivasse a scoprire la vera causa delle sue amnesie.

Casamatta (scarica gratis il racconto completo)

Il tocco degli Spiriti Antichi (Trilogia “oltre i confini” – vol 1)

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Introduzione e approfondimento al mondo oltre i confini

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