(Altro) Breve racconto erotico. (Ri) Attenzione: contiene (di nuovo) sconcerie ;)

disegno 16Prologo

Fa ancora così caldo… Mai avuto così caldo come quest’estate.

E’ sera, il ventilatore cigola, abbiamo l’unica finestra del monolocale aperta. C’è silenzio, Davide legge ed io scrivo.

Abbiamo appena finito di far l’amore. Un pompino passivo, per la precisione. Mi ha colpito la fluidità dall’atto: ero ferma, sul letto, lui davanti a me. Il materasso si muoveva dolcemente sotto il peso delle mie ginocchia, il mio corpo era solo l’esterno della mia bocca. Solo Davide si muoveva e dava il ritmo alla stanza; non che non abbia mai fatto niente del genere, ma mai prima d’ora ero rimasta colpita da un simile atto. Un moto armonico semplice, una melodia celtica, una simbiosi inscindibile.

Ancora ho in testa l’immagine di noi, come se avessi visto tutto.

E’ bello vedere che dopo quasi due anni di convivenza ho ancora cose da scoprire, con lui…

Un anno dopo  

M’è presa la tristezza, ho bevuto e son stata male. Ogni volta che bevo senza aver mangiato sto male; il fatto è che non mi ricordo proprio di mangiare, o almeno, non ricordo di non aver mangiato. Avevo litigato con Davide… C’è qualcosa che non va. Comincio a sentirmi insofferente. Una cavolata, una cosa che fino a qualche tempo fra avrei ignorato. Non ha voluto uscire. Sono uscita col cane e s’è lamentato che era tardi, era buio, era tardi, era buio… Poi speravo… Non lo so, di stare un po’ con lui, di fare “pace”, di fare qualcosa di piacevole. Invece ha continuato a guardare la TV e si è soffermato su un programma che sapeva d’idiota. – Guarda, alla prima cazzata che sparano me la prendo con te, che contribuisci a farli prosperare…- L’avevo avvertito. Pochi minuti, e la cazzata è stata detta. Ho preso a lamentarmi come mai avevo fatto prima, poi la cosa è degenerata. Mi sono accorta di non provare emozioni e la cosa mi ha infastidita al punto da convincermi ad ubriacarmi: giuro che se avessi avuto chiaro il concetto “non ho fatto cena” non l’avrei fatto… Comunque, sono andata a prendere lo zio Jack e mi sono riempita il primo bicchiere; un bicchiere per l’acqua, per intenderci. Al terzo ho iniziato a piangere, ho cercato di malmenare Davide ( senza nemmeno riuscire a sfiorarlo, ovviamente)

Infine ho cercato di chiudere la TV nell’armadio. A pensarci ora mi viene quasi da ridere. Però il problema resta: non mi sento felice, sempre più spesso, mi sento sola come mai… Ho sempre avuto qualche amico vicino, nelle situazioni di noia-stress-ansia-tristezza-depressione… Ora, mi sembra non ci sia nessuno… Ho provato a parlarne con Davide, ha detto che è normale allontanarsi dagli amici quando si sta in coppia. Sarà anche normale, ma è triste. A volte vado a trovare Gloria, ma mi sembra sempre di avere così poco tempo… Sporadicamente vedo quasi tutti i miei vecchi amici, ma sempre meno… Credo sia questo, che mi fa scaricare i miei problemi su Davide, solo che ultimamente mi sembra che non ne possa più di dovermi supportare: se all’inizio era anche un ottimo amico, ora sembra che questo stia venendo a mancare…

***

Temevo che se l’avessi lasciato andare, poi avrebbe smesso di esistere.

Pensavo: ok, l’ho visto uscire di scena in quel modo, ne sono stata sconvolta… Ma poi mi sono detta: e perché? Cos’ha mai fatto di davvero diverso, cos’è di lui che mi ha così… presa?

Ho analizzato tutta la situazione, dalla prima volta in cui l’ho visto fino a quando se ne è andato; ci ho provato. Ma senza nemmeno riuscire a portare a termine questo proposito, mi sono messa a frugare nella sua vita per vedere se c’era un modo per farlo tornare. L’importante era potersi aggrappare a una speranza, poter credere di vederlo rientrare da quella porta d’ingresso sbattuta violentemente appena qualche minuto prima.

Ma io non stavo bene, continuavo a vagare inebetita per l’appartamento, credevo di esser sola da giorni, da sempre. Ho capito che, se anche fosse tornato, non sarebbe più stato come prima. Non ci sarebbe più stato alcun modo di fingere che la nostra fosse ancora una relazione perfetta e felice.

Ho pensato al passato, mi sono chiesta se mi fosse successo già altre volte… Si, certo, era già successo. Così ho iniziato a dirmi che l’avevo già l’ho superato una volta, che potevo farlo ancora.

Ho pensato che Davide, in realtà, non è mai esistito, non così come io lo credevo, almeno. Questa sera ho capito che ormai non esiste più, ho dovuto ammettere non è mai esistito.

Mi trovo a casa di un’amica. Ho le chiavi da circa un anno, chiavi datemi con la raccomandazione di venire quando volevo, dato che al momento, qui, non abita nessuno. E’ molto comodo, sono praticamente dietro al mio ufficio. Sono sola. Da quando lui se ne è andato, non ho più messo piede a casa nostra. Sono letteralmente scappata via, con i miei soliti quattro bagagli, verso la fermata dell’autobus. Davide mi ha vista, non se lo aspettava; mi è corso dietro, ha cercato di riportarmi a casa, ha detto che si era già pentito, che avremmo aggiustato tutto… Sono volati schiaffi e brutte parole, ma poi ha capito che non ce n’era, che quella notte l’avrei passata altrove.

Voleva fuggire da me, e si è trovato a inseguirmi. Si è offerto di accompagnarmi in auto verso il mio nuovo posto dove stare. – Torna a casa… Dormirò sul divano, se non mi vuoi vicino- mi ha detto subito dopo avermi accompagnata alla porta. – Non posso… Lo sai, possiamo solo farci male quando io sono in questo stato…- Mi si è spezzata la voce. Lui ha cercato di baciarmi ed io gli ho chiuso la porta in faccia. Non riuscivo a piangere, ma ne avevo una gran voglia.

*** Quasi ogni giorno Davide viene a portarmi qualcosa… Un paio di scarpe, un vestito… Oggi mi ha portato gli stivali bianchi, compagni di tante avventure. Abbiamo cenato assieme.

Ogni sera piango un po’ con lui, mi sento come imprigionata in un campo di forza… Vorrei, ma non voglio. Mi manca, ma non voglio. Non voglio, però vorrei… Non lo so, sento di avere un gran bisogno di stare un po’ da sola… Foss’anche solo perché non lo sono mai stata. Sempre relazioni lunghe ed impegnative, intervallate da brevi periodi in cui ero sposa del mio edonismo o schiava della mia autodistruzione. Ora voglio essere io, soltanto io, ma come ci starò da sola? Ce la farò a non impegnarmi la testa con niente, a dedicarmi solo a me, a capirmi? – Mi manchi…- mi lascio scappare. -Anche tu mi manchi. Torna a casa.- risponde, come sempre. Non gli rispondo, non glielo dico più. Non riesce a capirlo che non riesco a farlo. -Fermati tu…- gli ho detto. -E’ tardissimo, domani lavoro… Poi è triste, cosa dovrei fare, dormire sul “tuo” divano?- -E se ti baciassi?- Mi ha guardata. Non abbiamo più avuto alcun tipo di rapporto fisico da quando me ne sono andata. Io gli ho detto che non voglio, che voglio capire se stare con lui è un’abitudine, una comodità… O se c’è qualcosa di più. -Scherzavo!- Ho aggiunto subito, percependo il suo imbarazzo. Mi sono sentita… Non lo so… Non so più niente.

– Vorrei tanto farti capire quello che provo… Vorrei che capissi che ho bisogno di stare bene da sola per poter stare bene con te. Ma questo non toglie il fatto che devi sentirti libero di lasciarmi, se non vuoi stare con una pazza. Sai Davide… Ormai mi conosco. Avrò altri colpi di testa come questo e forse tu non riuscirai a capirmi…- Mi veniva da piangere.

“E se ti baciassi?”, continuavo a pensare. L’ho detto davvero? Lui non diceva niente e mi teneva stretta tra le braccia. Desideravo quell’uomo. Una relazione esplosa in una calda estate, poi una convivenza di quasi tre anni… E dopo tutto questo, mi stavo innamorando di lui, come una ragazzina cretina. -E se ti baciassi?- ho ripetuto. – Non scherzare.- mi ha risposto. -Non scherzo- Ci siamo baciati. Forse per la prima volta in vita mia, ho provato piacere nel baciare un’uomo, ed in pochi secondi il mio sesso grondava di un liquido caldo. Non ho fatto altro per un bel po’, volevo sentire il desiderio arrivare al suo culmine. Per la prima volta da quando lo conosco, lui era così intimorito da darmi una stupenda certezza: non mi avrebbe toccata finche non glielo avessi chiesto. Non so bene per quanto tempo siamo stati avviluppati in quel bacio così strano, così intimo e profondo da ricordarmi i primi baci passionali della mia adolescenza, quelli che si danno prima di conoscere il sesso. Mi sentivo sempre più rigonfia e bagnata,  mai avevo atteso così. Ho spinto il bacino in avanti: lui era duro come il marmo.

Ho iniziato a fremere di piacere, quando mi sono accorta di desiderare come non mai quel cazzo così familiare.

Sono andata verso il divano e mi ci appoggiata. Senza spogliarmi, ho rivolto il culo verso di lui . Tenevo la testa girata per guardarlo in faccia : – Non mi toccare, scopami e basta.- gli ho detto, mentre mi abbassavo i leggins e scostavo il perizoma. Poi mi sono girata ed ho affondato la testa nel cuscino: ho sentito soltanto il rumore della sua lampo che si abbassava, seguito da un passo verso il divano, verso il mio sedere messo per aria, verso la mia fica aperta per lui. Sentendo la punta del suo cazzo premere per entrare ho rischiato di venire immediatamente…

Ho ricordato perchè amo essere donna, mi sono lasciata andare, ho goduto.

Non c’è niente da fare: farsi scopare selvaggiamente subito dopo un orgasmo inatteso è qualcosa per cui morire.

Quasi non ero più viva, mentre lui terminava la sua opera; ricordo che mi ha scansata via all’improvviso, mi ha rigirata sul divano. Le mie cosce ancora tremavano, mentre il mio viso veniva inondato dal suo seme caldo.

***

Era una vita che non uscivamo assieme, ma volevo fare un tentativo: avrei aspettato che venisse a trovarmi, come ogni sera, poi lo avrei invitato al ristorante, o magari in birreria, ovunque lui volesse. Sono tornata prima dal lavoro, così da aspettarlo in un certo modo.

Il giorno prima mi ero presa tutto il pomeriggio libero, ero andata per negozi alla ricerca di un regalo che potesse piacergli. Alla fine ho acquistato una Katana giapponese, sperando che ancora le collezioni. Ormai è da tanto che non metto piede in quello che una volta era il nostro appartamento, e sapendo quanto le sue passioni svaniscano presto, non ero certa di aver fatto la scelta giusta.

Potevo solo sperare che almeno apprezzasse l’intenzione, dato che avevo attraversato piazze e vie con quell’arma impropria più grossa di me.

Dopo essere arrivata a casa mi sono spogliata per correre sotto la doccia. Subito dopo, mi sono fiondata in cucina ed ho preparato un semifreddo ai lamponi. I miei capelli erano ancora bagnati , e nell’atto di mescolare energicamente l’impasto, avevo assunto una posizione scomoda e innaturale. Mentre mi chiedevo se i muratori di fronte fossero abbastanza vicini da vedermi cucinare nuda, ecco il danno: troppo latte. Abbandonata l’idea del semifreddo, ho affrontato il problema successivo: come vestirmi. Dunque, Davide arriva sempre intorno alle 19.30, quindi c’è tempo per un precena… Così inizio a truccarmi, a farmi i capelli, a cercare uno di quei completini che sotto i vestiti non ci stanno: sarebbero completamente inutili, se non ci fossero queste occasioni. Ne scelgo uno che lui ancora non ha visto: il pizzo nero del corsetto mi stringe la vita e mi solleva il seno; la sensazione mi piace, stringo i lacci di velluto che s’incrociano sul davanti e li chiudo; aggancio le calze alla giarrettiera e abbino il tutto ad un paio di stivali bianchi…

Poi mi metto a pensare: secondo errore. Quando penso, mi dimentico di tutto il resto. Però non posso dimenticare, che dopo essere scappata da lui, ora sto a farmi bella per piacergli… Voglio riprendermelo? Tornerò da lui? Ma che sto facendo?

Non so quanto tempo abbia passato a pormi queste domande, ricordo solo di averlo sentito entrare: -Ma sei già a casa?- chiede.

“Ma perchè gli ho dato una copia delle chiavi?” mi chiedo. Apro la porta del bagno e me lo trovo davanti. Lui sgrana gli occhi e inspira forte: forse se al posto mio avesse sorpreso i ladri, avrebbe reagito allo stesso modo. -Faccio paura?- chiedo. – No…- risponde perplesso. Nulla è pronto, la cucina fa schifo, la luce è accesa, le candele sono spente, il suo regalo è buttato sul letto.

Devo agire subito. Avanzo verso di lui, gli apro i pantaloni più in fretta che posso, lo tengo. -Aspetta, devo almeno lavarmi, aspetta…- Non aspetto, mi inginocchio e lo prendo tutto in bocca, succhio forte, lo faccio gemere. In un attimo il mio amato cazzo è duro, così posso leccarlo per bene… Finiamo per scopare lì, all’impiedi, davanti allo specchio del bagno… Quanto mi piace, guardarmi mentre mi scopano… Mi eccita vedere le sue mani che tentano frenetiche di liberarmi dal corsetto, che poi iniziano ad accarezzarmi il seno, mentre il suo cazzo entra ed esce dalla mia figa… Vedo l’ombra scura delle mia grandi labbra depilate nello specchio, vedo quelle labbra che si muovono al ritmo delle sue spinte.

Lui si accorge della mia indole da guardona, mi fa sistemare a pochi centimetri dallo specchio mentre mi scopa da dietro e mi masturba con insistenza.

Godiamo assieme, davanti a quello spettacolo tanto volgare quanto eccitante. Alla fine ci sediamo sul divano esausti, mi fanno male le gambe: è incredibile come, in queste situazioni, non si percepisca la fatica fin quando non si ha finito.

Gli racconto del mio progetto andato in fumo, iniziamo a parlare.

Il regalo gli piace.

La crema di lamponi è buona anche senza stare sul semifreddo che ho buttato.

Poi gli faccio scegliere un vestito da mettermi e ce ne andiamo a cena. Tanto vino bianco e un po’ di mal di testa. Bella serata, nonostante l’organizzazione penosa.
***

E alla fine rieccomi qua, sono tornata da lui. In linea di massima tutto bene, un po’ di noia, ma niente di tragico.

Ci alziamo presto al mattino, lavoriamo tutto il giorno.

Nonostante tutto, ancora è bello tornare a casa la sera…

Ricordo quanto stavamo vicini, all’inizio… Ci buttavamo sul letto e ce ne stavamo lì tutta la sera, un po’ a raccontarcela, undisegno 13 po’ a toccarci, un po’ a far l’amore. Ricordo che mi diceva sempre: -Ok, che non riusciamo mai a vedere il finale di un film porno va bene, ci sta… Ma almeno i film da prima serata potremmo anche provare a guardarli per intero…- E invece no, non ci riuscivamo mai, prima o poi uno dei due prendeva l’altro, era inevitabile. I primi tempi sono stati i migliori, poi purtroppo abbiamo iniziato ad essere sempre più stanchi… Lui ha iniziato ad aver bisogno di riposarsi quando arriva a casa; e ogni volta, immancabilmente, il tempo che serviva a lui per riprendersi, era lo stesso che bastava a far crollare me.

Poi è successo quello che è successo, credevo che lui non mi bastasse più, ma mi sbagliavo. Con lui ho scoperto che le relazioni perfette, esistono davvero, così come i “finali da favola”. Con lui, ho imparato anche che finché si è in vita non c’è finale, e se è vero che le relazioni perfette esistono, è altrettanto vero che non durano. Si trasformano in relazioni normali, e bisogna saperlo accettare.

In tutto questo, è valsa la pena di provare a stare da sola, anche solo per aver potuto rivivere la passione dei primi tempi, per essermi così goduta un secondo fidanzamento. Ma non lo farò più: non rischierò più di perderlo. Ora vado: presto arriverà a casa.

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